08 Dicembre 2018

Autostima portamivia

A volte penso che le persone positive siano irrealiste, cosicché appaiono ai miei occhi quasi fantasiose. Come se quell’ottimismo facesse parte di un’altra sfera, quella dell’immaginazione.

Ad ogni modo, c’è un fatto che mi pare centrale in questo momento, niente di nuovo, concetti triti e ritriti, ma… ecco: credere nella nostra capacità d’immaginare e fare, credere in noi stessi, noi prima di tutto, noi prima degli altri. Credere e costruire una qualche dimensione dove poter stare bene.

Poi, non c’è dubbio, se anche gli altri credono in noi è molto meglio, così magari la famosa autostima s’innalza e per qualche breve momento ci porta un po’ via.

Via da dove non importa, al solito conta più il viaggio, anche e a maggior ragione sapendo che forse non arriveremo mai.

Contano ancora in questo viaggio i nostri compagni e quanto di loro c’è in noi e in quello che facciamo.

Allora ho riletto alcune righe di Borges che nel L’invenzione della poesia, mi avevano colpito. Dice che gli uomini hanno sempre sentito un’affinità con gli sconfitti troiani, piuttosto che con i vittoriosi greci. Questo, forse, perché c’è una dignità nella sconfitta che difficilmente appartiene alla vittoria. E ancora sempre a proposito della trama dell’Iliade che Omero… stava in realtà raccontando la vicenda di un uomo, di un eroe, che attacca una città pur essendo consapevole che non la conquisterà mai, pur essendo convinto che morirà prima della sua caduta; e, al contempo, la storia ancora più commovente di uomini che difendono una città il cui destino già conoscono, una città che è già in fiamme.

Quest’empatia che proviamo di fronte alla narrazione di una sconfitta mi ha fatto pensare. Non saremo troppo avvezzi a modelli narrativi in cui gli eroi rimangono dannati e infelici?

Ora, oltre il comprovato ruolo della malinconia nella creazione o dell’infelicità nella ricerca, cosa c’è?

Ora, finiti per me, e da un pezzo, i tempi di sperimentazione sui limiti o di autolesionismo giovanile, adesso temo sia tempo di occuparsi in direzione di piccole, temporanee e forse anche reversibili vittorie. È tempo?

Che dite comincio a giocare al Lotto?