Oltremare

 

Ci sono geografie che ci appartengono profondamente.
Alcune linee rimangono impresse come impronte indelebili.

I paesaggi visti mille volte, i reticoli delle strade infinite volte percorse, creano delle immagini ad un livello retinico molto profondo.

Come il profilo dell’amato, il volto di una madre o gli occhi di una figlia, si mettono lì, linee paesaggi e reticoli, a disegnare e perdurare ciò che del mondo fa parte di noi.

Il mare è mare perché ci sono le terre a definirlo? Definiamo lo scibile attraverso un sistema di opposti? L’alto esiste in quanto esiste il basso?
Giorno notte, dentro fuori, materiale immateriale, pieno vuoto?

Il mare è mare perché le terre lo contengono, fanno da vaso definendone il profilo.
In sé per sé qui Oltremare è un vuoto intermittente, attraversato da varie rotte che ne collegano i confini. Dunque non è importante la lotta perpetua degli opposti o l’armonia finale quanto la questione del vuoto e del confine.

La terra è azzurra, il mare prende forma e colore da quello che c’è sotto. Mantenendo il suo carattere mutevole, il vuoto-mare si manifesta così come presenza, specchia caleidoscopicamente la materia sottostante e la ingloba in se stesso.

Anno: 2017